Grande mostra permanente di arte, artisti ed espressioni artistiche, nessuna esclusa

Times CG Artista

Recensione dell'opera "Beyond"

Lettura di Andrea "Colore" Soldatini

Acquerello trattopen gel su cartoncino colorato (fuori misura 50x15 cm)

La distorsione, che suona come tamburi nella giunga, selvaggia e impenetrabile, non è distonia.

La distonia è vetro sotto i denti, gengive sanguinanti, unghie spezzate.

Distorsione è visione diversa, mente onesta, retta e proba, poesia che va ragionata, compresa, accolta, perché necessita di tempo e attenzione.

Distorsione è realtà vera e filtrata da anima sensibile e creatività unica e diversa, morale che si mostra nella sua parata, decisa a fare parte del pensiero comune senza esserlo né desiderare di esserlo

L’amore ferisce, è poeticamente raccolto in sguardi e linee bianche che noi ignoranti chiamiamo personaggi, ma che portano il cuore in viaggi lontani, paesi diversi, che forse faremmo bene a non deridere, né schernire, perché sono paesi profondi, lontani, che mai abbiamo conosciuto e che solo grazie a queste poche anime sensibili riusciamo a intravedere, scoprendone l’esistenza.

Il ballo che si consuma da quelle parti è una gioia diversa dalla nostra, ha movenze diverse, e gi abitanti del villaggio sanno cosa disprezzare e cosa amare.

Forse, dico forse, hanno labbra grosse per poterle tenere ancora più chiuse, serrare quella bocca, bocca che è in diretto contatto con le viscere, un tubo unico, un foro diretto, una trivellazione nella carne, con l’inferno del sottosuolo fatto di grida, risate oscene e silenzi, che non possono uscire se non così, ammantando il personaggio di una fisionomia quasi buffa, diversa, vedibile ma non accettabile, da non fare sedere in sala da pranzo

Quella fisionomia che ama la vita, che sorride, che sorride alla gioia e all’allegrezza, che altri, meno esagerati e cartonati, credendosi più seri e rispettabili, non accettano, non vogliono accettare, e passano oltre, soffermandosi sulla grafica, sull’idea, ma non sul parto di quell’idea.

Non sulla donna gravida che dentro di sé quell’idea porta, che partorisce, difficile e sofferente, che cerca di abbellire il suo frutto, senza riuscirci.

Un misto di tecniche, che perdono grazia e acquistano forza e intensità, un esercito eterogeneo che di lingue diverse si fa, che con armi diverse si unisce per rendere questo essere vero, carnoso e rossastro, anche se noi ne vediamo solo il grigio, per cercare non di fare la guerra, no, ma di raccontarcelo, di farci udire la sua voce muta. Per dirci di non colpirlo, ma avvicinarci senza paura, abbracciarlo, accoglierlo, e portarlo insieme a noi, almeno per un po'.

Perché nel Popolo degli altrove non c si abbellisce, ci si veste a festa, forse, si, ma si rimane ridicoli per cuori secchi, amari, inutili, grumi neri che non sanno più perché sono lì, né perché sono nati e hanno avuto vita loro.

Una volta

Allora, non oggi.

Non chiamano, gli abitanti del Popolo degli altrove. Silenti e fermi si lisciano le vesti, ci guardano, e ricevono gli scherni di chi, più basso di loro, non si accorge che è più vicino a terra

E ci vuole una bocca grossa, carnosa, ferma e muscolosa, per tenere taciute le cose che occhi grandi e lagrimosi hanno visto, troppo visto, e che orecchie troppo sensibili hanno udito

Eppure, ogni sole che sorge dovrebbe sorgere solo per questo, per rendere onore e meraviglia a qualcuno, qualcuno che si alza, si veste con il vestito migliore che ha, sale verso il posto che dovrebbe essere suo quanto nostro, si ferma allo scoperto, si liscia i vestiti, e aspetta che inizi l’inferno di tutti, e che lo sfiorino mani caritatevoli di pochi

Un’idea grafica vincente, certo, una realizzazione artistica di rispetto, certo, ma cuori che non sono grumi neri, anime lunghe ma forse proprio per questo più capienti, e che resistono alla pioggia che scende lungo il viso, e che poi si asciuga prima di arrivare, perché troppa, troppa strada da fare, così come le lacrime non giungono a terra, perché si arrendono prima

Ecco cosa dovremmo imparare, forse, da queste opere: che per quanto ognuno di noi ia basso, le lacrime possono davvero fare troppa strada, arrendersi prima, asciugarsi, e non arrivare a terra

E che anche noi, invece di dannarci l’anima corta per uccidere quella degli altri, possiamo restare lì, e per una volta perderci in occhi lagrimosi ma buffi e allegri.

Provando a fare altrettanto

E lo scrivo mentre sto piangendo

 

Andrea "Colore" Soldatini