Grande mostra permanente di arte, artisti ed espressioni artistiche, nessuna esclusa

Pasquale Lucchitti

Biografia

Pasquale Lucchitti nasce a Fara S Martino nel 1961 dove vive e lavora.

Ha iniziato a dipingere da autodidatta nel 1979, in seguito ha approfondito lo studio delle tecniche pittoriche e della composizione sotto la guida di Gabriella Capodiferro. Dipinge prevalentemente con colori acrilici e colori ad olio. Dopo varie esperienze vicine al linguaggio informale, negli ultimi anni è tornato alla pittura figurativa dal vero prediligendo i temi della natura morta e del ritratto.

 

Contatti

Pagina Web

E-mail: p.lucchitti@outlook.it

Pagina Facebook

 

Visione artistica

 
 

Manifestazioni

Ha partecipato recentemente alle mostre: “Il cantico delle creature”, itinerante “Arte nei borghi”, itinerante; “Emozioni e borghi d’Abruzzo”, Expo Milano; “Ermeneutiche delle complessità”, Ortona; “Oltre lo sguardo, visioni oniriche” Museo Guidi di Forte dei Marmi; “Anima in Cornice” Museo Vittoria Colonna, Pescara; ”Radici, L’uomo appartiene alla terra”, Castello Orsini – Colonna Avezzano; “I colori dell’anima”, Roma, Forte dei Marmi, Urbino, Zurigo; “L’impronta gaia”, palazzo Colella Santoro, Pratola Peligna; Variatio Delectat”, Urbino palazzo del collegio di Raffaello, “L’impronta gaia”, galleria Serafini Montesilvano, “Il perimetro dell’immagine Urbino;” Il canto delle emozioni” itinerante. “La donna nell’arte” museo del costume, Guardiagrele; “Arte in prospettiva” Mediamuseum di Pescara”, L’immaginario” Aurum, Pescara, “tracce D’arte contemporanea”, respirart gallery - Giulianova, Artefiera 2018, Galleria Serafini - Montesilvano, “Arti visuali per Capestrano” Castello Piccolomini di Capestrano.
Mostre personali al Museo Michetti di Francavilla al Mare (Mumi Art), alla fortezza di Civitella Del Tronto (nel segno dei 6) alla saletta del teatro Vittoria di Ortona, all’officina delle arti Stetari, Montesilvano, al castello ducale di Casoli.
Altre collettive a Ortona, Guardiagrele, Al museo Patini di Castel di Sangro, al palazzo Farnese di Ortona, al museo Barbella di Chieti, al palazzo De Mayo di Chieti,alle cisterne romane di Atri, al castello di Nocciano. Premio della critica al San Pasquale Baylon di Torrevecchia Teatina e al premio di pittura di Pineto con mostra personale presso la torre ci Cerrano, Vincitore del primo concorso Arteeikon di Catania.; invitato alla Rassegna d’Arte. internazionale Premio Sulmona, edizioni 2015, 2017, 2018. Ha illustrato i libri di racconti “Gente del mondo” e “Tra realtà e fantasia” di Don Aldo de Innocentiis
Hanno scritto di lui Gabriella Capodiferro, Mario Micozzi, Angelo Catano e Bruno Tufarelli, Massimo Pasqualone, Valeria Fatato, Maurizio Vitiello
È inserito nell’Annuario Comed n° 26 e nel catalogo “Percorsi d’arte in Italia 2017”

 

 
 

Recensione di: Prof. Massimo Pasqualone

Le poetiche della luce di Pasquale Lucchitti

A ben vedere lo sguardo interpretativo di Pasquale Lucchitti è teso alla decriptazione dell’esistente attraverso una duplice poetica che da un lato fa della luce il suo elemento essenziale, dall’altro si avvale di correlativi oggettivi per scandagliare con acribia le dimensioni più recondite del vivere umano. Pasquale Lucchitti attinge infatti dal serbatoio dei ricordi, da quel pozzo dove si sedimentano, anche inconsciamente, i ricordi, finanche i sogni di una vita, per chi, come il sottoscritto, è profondamente convinto che la vita non sia mai quella che si vede. Osservate gli oggetti attenzionati dall’artista di Fara San Martino: sequenziali, categoriali, impregnati di vissuto, costanti eppure variabili nella loro tipicità. Lo scavo compiuto da Pasquale Lucchitti si prefigge, come detto, di fare propria una decisa poetica della luce, che nel corso degli anni ha subito una evoluzione in senso anche metafisico, perché quegli sguardi, quelle visioni, quelle interpretazioni sono rivolte al tutto e non solo al frammento, alla verità delle cose attraverso le cose stesse, operazione ermeneutica, direbbero i filosofi, che l’artista compie persino nei paesaggi e nei ritratti. Ci sovviene una nota affermazione, mutuata da una delle pensatrici più acute dell’oggi: il secondo è l’unica eternità che conosco, vale a dire che l’artista cerca nell’attimo l’eternità, cerca di catturare la luce, anche per fermare quel reo tempo e le torme delle cure che, foscolianamente, pesano sulla vita.

Pasquale Lucchitti dosa sapientemente questi elementi, li trasforma in modo preciso nell’opera d’arte, rende la ricerca artistica ricerca di vita, della vita e per la vita. Sono molti i modi per dire la vita, come testimoniano i correlativi oggettivi presenti nelle opere, ma l’artista alla fine si convince e ci convince che la via più breve è quella di tracciare il cammino della verità nella quotidianità, ed ecco il messaggio, il recondito segnale che le opere vogliono, significare: il mistero presente dell’esistenza è qui ed ora, ma è rivolto altrove.
Non si tratta certamente, come da me affermato di recente, di un’interpretazione nichilista dell’esistenza, dove questa “è solo un’opportunità per sensazioni ed esperienze in cui l’effimero ha il primato”, ma l'artista affronta un altro problema che si affaccia all’orizzonte della postmodernità: la visione del tempo che tende ad appiattirsi inesorabilmente sulla contemporaneità, nella consapevolezza che non vi è più una concezione totale della storia ma vi sono «differenti storie», che contribuiscono all’interruzione della continuità del tempo, nella amara convinzione che il presente del postmoderno è un presente che non ha più memoria storica del passato e non progetta più un futuro, con quello che si può definire schiacciamento sull’immediato, sulla moda, sulla novità fine a se stessa.
Perché “Vale più di un viaggio/il giuoco ostinato della maturità (il tempo/ che duri casto negli sguardi, /la pena di giungere in orario/alle fermate del bus). (Vito Moretti).