Grande mostra permanente di arte, artisti ed espressioni artistiche, nessuna esclusa

Maria Colletti

Biografia

Maria colletti nasce a Caltavuturo nel 1953

Amante fin da bambina dell’arte in genere e della pittura in particolare, dopo avere frequentato qualche anno di liceo artistico, per scelta di vita e familiare si impiega in uno studio di un commercialista, ambiente che con il tempo diverrà il suo ambito professionale.

Dall’anno 2004, stanca di numeri e di leggi, pur continuando la sua professione, si iscrive a dei corsi privati per coltivare la sua passione per la pittura, rimasta latente dentro di lei.

 

Contatti

Pagina Web

E-mail: mariacolletti@virgilio.it

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Visione artistica

Attraverso la sua pittura Maria Colletti desidera consegnare al pubblico dei messaggi forti e decisi.

I miei lavori nascono principalmente da ispirazioni personali, spesso notturni, come dettati da entità Divine.

Gran parte dei lavori da me realizzati hanno un messaggio simbolico di vario genere, a volte religioso, a volte giocoso e a volte di vita comune.

La mia pittura è soprattutto figurativa, anche se non disdegno di sperimentare altre forme d’arte.

Comunque, un dipinto per me è qualcosa che deve raccontare, non solo superficialmente. Un dipinto deve avere una precisa chiave di lettura, una sua trama:

chi l’osserva la deve cercare, la deve trovare e solo allora capirà quale poesia c’è nascosta in quella immagine.

 
 

Manifestazioni

Nel 2010 comincia ad esporre in varie collettive con approvazione da parte del pubblico e della critica.
La sua prima personale si tiene nel 2011 a Palermo. Nel 2012 e nel 2013 ne seguono altre due, entrambe presso i locali di Villa Niscemi sempre a Palermo, nel 2017 un’altra personale sempre a Palermo presso “Colazione da Tiffany”.
In seguito espone a Roma presso il Palazzo Maffei, a Taormina, ad Amsterdam presso il museo Van Gogh e poi ancora nel suo paese natale, Caltavuturo, presso il Museo civico. Ancora espone a Montecarlo presso l’hotel de Paris e a Parigi presso la Galerie Thuillier.
Dopo innumerevoli collettive e personali nel 2013 e nel 2015 partecipa alle due biennali d’arte che si tengono a Palermo, sempre nel 2015 espone alla fiera di Padova ed ancora a Monreale presso il museo Civico Sciortino.
Nel 2017 espone alla fiera d’arte del Mediterraneo di Palermo.ecc.
La sua arte è varia e disparata e soprattutto nei suoi lavori recenti emerge un marcato senso allegorico e uno spiccato gusto per il simbolismo.

Hanno scritto di lei diversi critici come –Aurelio Pes – Rita Nicotra – Salvatore Russo- Tiziana Tamburi – Letizia Lanzarotti – Francesca Biondolillo –Anna Scorsone Alessandri. Inoltre le sue opere sono state recensite e valutate dal prof. Paolo Levi.
Nel 2013 di Maria Colletti e della sua arte scrive anche il prof. Vittorio Sgarbi che la inserisce nel suo annuario degli artisti della 1° biennale di Palermo “Porto Franco”, edito da Ea editori. Nel 2018 sempre il Prof. Sgarbi la inserisce nel suo catalogo “Gli Artisti Della Collezione Sgarbi”.
Le sue opere sono state inserite in molte pubblicazioni del settore come l’annuario degli artisti contemporanei anni 2012/2013/2015, il “libro d’oro dell’arte contemporanea”, nelle riviste di “effetto arte” (gennaio e marzo 2012, aprile 2013, “Overart” (giugno 2012, agosto 2012) “Espoart” (maggio 2012) altre riviste come la rivista d’arte Mondadori ecc.
Svariati anche i riconoscimenti tra cui il premio internazionale “Le Louvre”, il premio biennale “Nobel dell’arte”, il premio “Città dei Normanni”, il premio “Van Gogh – Amsterdam, il premio “Tour Eiffel”, 2° premio nel 2019 dell’Ass. Artisti del cuore di Castelbuono e 3° premio nell’anno
2020, ecc., inoltre la stessa fa parte dell’Ass.ne UCAI.

 

 
 

Recensione di: Vittorio Sgarbi

È la componente visionaria l’elemento preponderante dell’arte di Maria Colletti, pittrice di effetti e suggestioni che si emancipano della semplice, talvolta semplicistica logica della vista. Stupisce constatare quanto sia poco diffusa, anche fra gli artisti, la consapevolezza della differenza fra vista e visione, attorno alla quale si è sviluppata gran parte della dialettica che ha fatto da presupposto storico e ideologico della pittura occidentale. Basterebbe, per chiarirsi le idee, chiedere a un cieco se può vedere. Lo sciocco crederebbe di fare una domanda crudele, scontata nella risposta; ma il cieco, potete starne certi, direbbe che vede, non mediante le registrazioni dei sensori oculari, ma attraverso occhi diversi, quelli della mente, gli stessi con cui vediamo quando immaginiamo, ricordiamo, sogniamo, spesso e volentieri scavalcando la ragione, collegandoci direttamente alla parte più imprevedibile e irrequieta della nostra interiorità, in buona parte ignota a noi stessi. Non è vista, è visione. Nessuna sorpresa, dunque, che esistano ciechi che praticano non solo la pittura, ma perfino la fotografia, come l’affascinante Evgen Bavcar, impegnato a dimostrare che una disciplina a torto creduta della vista possa essere anche quella delle sue personali visioni. Un prodigo silenzioso, lo sguardo della mente: non abbiamo niente di fronte, ma possiamo vedere ugualmente, anche se in una maniera diversa, più indefinita, senza l’attenzione alla diversità dei particolari a cui ci abitua la vista. È proprio questa indifferenza al particolare, che nella visione finisce per coincidere con la divagazione, il superfluo, a far stringere al massimo la relazione fra forma e contenuto in ciò che a noi si palesa: tutto diventa più concentrato ed essenziale, come se quanto vedessimo fosse l’automatica corrispondenza visuale di un pensiero, un concetto, una fantasia. Eppure, quei pensieri, concetti, fantasie, non hanno affatto corrispondenza autotematiche, tutto potrebbe essere visualizzabile in maniera diversa, senza regole fisse, in virtu’ delle nostre diverse esperienze, diverse disposizioni d’animo, diversi riferimenti culturali. Ma a noi, nel momento della visione, sembra diversamente, quel pensiero è proprio quell’immagine, senza altro al di fuori di essa, non potrebbe essere altrimenti; anzi, è l’immagine a essere pensiero, perché’ se la prima, pur nella sua indefinitezza rispetto alla percezione della vista, rimane comunque circoscrivibile, identificabile, il secondo può anche sfuggirci nella completezza del suo significato, suggerendo piuttosto che dichiarando esplicitamente. Eccolo il punto centrale, chiarito una volta per tutte dalla metafisica di De Chirico, ma ampiamente intuito da una serie sterminata di artisti precedenti, dai bizantini a Cosmé tura, da Bosch a Radon, da Paolo Uccello a Fussili, solo per dire di alcuni: nella visione è sempre l’immagine a fare il gioco, siamo noi a doverle andare dietro, non viceversa. Maria Colletti è cosciente di tutto ciò, e lo dimostra. Sa che le visioni sono tanto più intriganti quanto più si affidano all’intuizione di un’immagine capace di farsi contenitore di concetti anche molto diversi fra loro, simultaneamente, non pretendendo mai che chi veda la debba pensare come chi propone di vedere. E le intuizioni, insensibili al fatto di poter essere anche meglio assecondate dalla pittura, sono certamente il punto di maggio forza della colletti: come nel “ciò che resta”, fra Willam Blake e Dalì nel fornire una corporeità alternativa a quella straripante del Cristo crocifisso, un’ombra, una traccia di spirito, come per certi versi capita anche a Carlo Mattioli, ma anche un’assenza che lacera, come per una fisicità agognata e perduta, concetto riscontrabile anche in un misterioso San Sebastiano fattosi giglio trafitto, anch’esso rivelatore di una religiosità profonda, ma non esentata dal beneficio del dubbio. Sarà davvero questa la lettura giusta di quelle opere? Non è così determinante, più importante aver potuto associare quelle immagini, quelle intuizioni, a certi significati, trovando convincente la relazione. La certezza della verità è altra cosa, che esula probabilmente dall’arte: anche perché se fosse espressa in maniera comprensibile, come diceva proprio Blake, non verrebbe mai creduta.

 

Recensione di: Dott. Anna Scorsone Alessandri

Maria Colletti, artista di grande fantasia che lascia incantati davanti alla poesia dei paesaggi. Essa riesce a trasmettere a chi si pone di fronte alle sue opere, entusiasmo e stupore. L’artista si è avvicinata a questa meravigliosa forma d’arte spinta dall’amore per i colori della nostra terra, i colori caldi della campagna, la vegetazione dei boschi dove le sfumature si fondono a creare un mondo fantastico. “la scelta” è uno dei suoi lavori più belli, è uno spettacolo che avvince lo spettatore, che può farlo vagheggiare, intenerire, entusiasmare. Nelle sue opere dense di cromatismo e giuoco di luci, si riesce a distinguere un forte senso della vita e della libertà che traspare poi anche nei titoli: il “bene” e il “male”, “passioni del cuore”, “la voce della coscienza”; l’armonia cromatica, la fantasia, la conveniente disposizione delle figure nell’insieme dell’opera rendono preziose quelle tele e quei tocchi magici di bianco posati su fondi scuri e sviluppano il racconto che sembra non avere fine per cui lo spettatore si sente emotivamente coinvolto.
Che dire di un’artista con tanta fantasia e abilità nell’esprimersi con colori e soggetti così diversi tra loro. Ci mette a disposizione la sua tavolozza frutto della sua genialità. Anna Francesca Biondolillo nel suo testo scrive: Maria Colletti da abile artista riesce nel suo racconto surreale, tra luce e tenebre, a restituire in pittura il quotidiano conflitto che si rappresenta all’uomo nella scelta tra le tante passioni del cuore, riempiendo così lo spazio pittorico di accattivante pathos. Spesse volte nel suo scenario pittorico, il connubio luce-ombra si viene a trovare in uno stato di straordinaria commozione da catturare le corde dell’anima. È il caso del dipinto “ciò che resta”, una interpretazione surreale costituente l’esortazione della conoscenza della sofferenza. L’artista con questo lavoro non ha voluto raffigurare la crocifissione ma ciò che rimane in essa. Ovvero il lacerante dolore di un addio, l’incolmabile vuoto che resta dopo la separazione come pure la triste situazione dell’attuale Chiesa Cattolica. Quindi, un argomento mistico che nella sua pittura diviene contemporaneo”.
Quello che caratterizza Maria Colletti è quella volontà espressiva che tende a concretizzare con abilità di estro le sue riflessioni e lo stato d’animo che conducono all’apprezzamento e alla stima del fruitore.

 

Recensione di: Dott Aurelio Pes

Maria Colletti è pittrice per vocazione. Come altri artisti, che nella vita erano ingegneri, architetti o avvocati, e qui ricordo Stendhal, Flaubert e Gauguin; la Colletti è commercialista: ma è poi con i quadri che lotta con tutte le essenze delle sue forze interiori, e vengono fuori immagini inquietanti, come il giglio trafitto da una freccia, che dolcemente decombe tra palude infestata a muro opaco, o come paesaggi infuocati, con barche naviganti e uccelli in volo; o come improvvise memorie di opere del passato, qui trascritte e tornate a vita nuova. È il caso di una madonna con bambino, restituita in una pienezza di forma transumante.
Paesaggi e nature morte trasmettono agli astanti animule di fiori, piante e paesaggi, ricordi variopinti dell’infanzia, costruita intorno ai “veri paradisi degli amori infantili”, di cui parla Baudelaire nei suoi “fleurs aux mal”.
Tutto ciò ci dona il piacere d’una pittura che soprattutto mantiene la fragranza d’un distillato di esperienze e di effluvi che soltanto negli spazi interiori e nel silenzio trovano l’intima ragione di consistere.

 

Recensione di: Associazione culturale ArtEos

Spirito-fantasia-natura

Mostra personale di pittura dell'artista Maria Colletti
Sabato 6 maggio alle 16:30 presso la caffetteria, sala da the, ristorante, "Colazione da Tiffany" di via Roma 475, Palermo, l'associazione ArtEos presenterà la mostra personale di pittura dell'Artista siciliana Maria Colletti, pittrice consolidata ormai da anni nel panorama artistico siciliano e non solo che ha visto durante il suo excursus, recensioni positive persino dal noto critico Vittorio Sgarbi.
Spirito, fantasia, natura, il titolo della mostra, racchiude nelle opere presenti alla mostra ciò che la pittrice ama raffigurare e rappresentare, una visione quasi mistica di soggetti ed oggetti avvolti da una luce predominante e da cromie velate che ci riportano ad assaporare la fine pittura dei maestri del rinascimento da un lato, dall'altro la rivisitazione contemporanea degli stessi.
SPIRITO: Principio immateriale e immortale, contrapposto al corpo e alla materia, che anima la vita intellettiva e psicologica a livello individuale e anche, secondo alcune filosofie, universale “attività dello spirito”, in molte religioni, l’anima individuale della persona.
FANTASIA: Nel rapporto tra immaginazione e “conoscenza” nella storia del pensiero si sono alternati momenti in cui si vedeva nell'immaginazione un elemento di turbativa e offuscamento della pura “conoscenza razionale” tale da essere considerata alla fine inutile o dannosa per il processo conoscitivo. Nell’illuminismo, arte e poesia hanno una loro funzione solo con il rispetto della convivenza sociale. La fantasia cioè non può esprimersi nell'arte senza regole ma deve cercare una legittimazione nella considerazione sociale. Inoltre la fantasia consente di accedere a mondi in cui ogni desiderio può essere soddisfatto, evadendo dai limiti del quotidiano. I sogni a occhi aperti ci consolano per ciò che non siamo o non abbiamo. La Colletti s’inserisce nel solco di questa concezione per cui arte e fantasia devono conformarsi alla convivenza sociale: altrimenti la fantasia diventa una «immaginazione che produce immagini senza volerlo». Il "fantastico", gioca con la fantasia ma è contemporaneamente "giocato" da essa.
NATURA. La natura è l'insieme di tutte le cose esistenti considerato nella sua forma complessiva, nella totalità, cioè, dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano. Secondo Giordano Bruno “La natura ha assegnato a tutti ali squisite secondo necessità, ma sono davvero pochissimi coloro che sanno dispiegarle per solcare e battere quell’aria che invita e si presta a essere battuta per volare non meno di quanto sembri opporsi a essere solcata: infatti dopo che con fatica l’avrai smossa solcandola, questa, non ingrata, ti spingerà avanti sostenendoti”
La pittura di Maria Colletti non può far altro che farci tornare ad amare le origini della pittura stessa apprezzandone contestualmente la capacità nel dipingere scenari fantastici e contemporanei, proiettarci nei suoi boschi incantati, farci riflettere sul senso della vita e di cosa è il "bello".
Il curriculum di Maria Colletti ha all'appello numerose partecipazioni a mostre nazionali ed internazionali con un successo ed un riscontro di pubblico sempre positivo e altisonante.

 

Recensione di: Prof.essa Linda Di Salvo

Cenni biografici-L’artista Maria Colletti nasce a Caltavuturo ,fin da bambina è sempre stata un’amante dell’arte,dopo aver frequentato qualche anno di liceo artistico si specializza in un settore diverso come la ragioneria .Dopo aver avviato il suo studio,decide di dedicarsi dal 2004 a quella che era la sua più naturale propensione e passione,l’arte.Dopo diversi corsi di pittura per esprimere e migliorare il suo talento artistico tra cui ,quello che l’ha portata alla sua definitiva maturazione artisticca Io Creativo presso il Prof.Marco Romano direttore della scuola (con cui mi onoro di collaborare come organizzatrice di eventi artistici ),è la volta della sua prima personale nel 2010 a Palermo e da lì un susseguirsi di mostre collettive e personali tra Roma,Amsterdam,Parigi per poi approdare di nuovo a Palermo fino ad oggi ,con varie pubblicazioni su cataloghi d’arte ,successo di pubblico e con le critiche dei professori Paolo Levi e di Vittorio Sgarbi.
Tema della mostra e stile-Per quanto riguarda la rappresntazione del tema e lo stile i suoi riferimenti possono essere molteplici,a partire per esempio dal lato più ,ingenuo,spontaneo ,giocoso ed ironico della sua arte,che molto ricorda lo “stile Naif” il cui precursore fu Henry Rousseau il doganiere,affermatosi verso la fine dell’800 per cui,la tecnica però non era importante,ma solo questo modo di esprimersi,molto caro e vicino tra l’altro alla poetica di Pascoli e del suo “fanciullino”che è in lei molto presente ,infatti si ritrova in particolare nel dipinto:“Risveglio di Primavera o Altalenando”ed è qui che si affronta anche il tema della fantasia della mostra:due fiori innamorati su un’altalena si guardano godendo della bellezza del paesaggio ,un paesaggio quasi vero e possibile però,ed è qui ,nello stile della Colletti che si rivela l’aspetto tecnico più realistico della sua pittura molto più vicina a Courbet,lui un antiaccademico che fu maestro e anticipatore dell’arte del Realismo in pittura in Francia e del discepolo Cezanne.Cezanne stesso di Courbet disse:”L’ingresso lirico della natura ,delle foglie ,pareti della foresta coperte di muschio e della neve,ha dipinto la neve come nessuno”,a questo proposito appunto ,vorrei parlare di altri due dipinti:uno chiamato “Risveglio”con a tema appunto, la neve, in cui un paesaggio innevato si prepara al disgelo ,accarezzato da una luce solare viva e quasi accecante specie sul corso d’acqua che appunto,scintilla,ed in cui sono presenti in basso i germogli di bucaneve,ad annunciare l’arrivo della Primavera ed un nuovo inizio,che ciclicamente si ripete,come un miracolo voluto dalla natura,altro tema della mostra perchè l’elemento naturale è sempre presente nell’arte della Colletti; e poi il dipinto “Passaggio“ in cui su uno sfondo acquatico,dai colori autunnali ,una lumachina chiede passaggio ad una foglia che le fa da barca,la particolarità realista appunto è data dalla bellezza della resa delle gocce di rugiada che quasi si potrebbero toccare.Qui,dicevo ,Maria Colletti esprime il lato più realistico ,fantasioso e naturale della sua pittura ,ma è presente dicevo anche un lato ironico in,”Guida Pericolosa” ,in cui su un tratto di strada dal sapore vintage,che sono poi gli anni 60’ che ha vissuto nella sua preadolescenza ,rappresenta persino i manifesti dell’epoca dall’aspetto quasi pop di quegli anni,i soggetti sono delle 500..ma ecco che all’interno di un paio di esse,sono presenti un cane ed un gatto per riportarci di nuovo nel nostro tempo e alla frenesia quotidiana attuale ,il senso è ,a suo dire:“che in auto si diventa come cani e gatti” ..gatti che ritroviamo ancora in un altro dipinto della mostra “Alice guarda i gatti “ qui c’è un omaggio ai colori ed al dinamismo dei futuristi ma in una versione molto più vicina all’ultima fase più serena dell’arte di Munch del suo ultimo periodo, come nei murales che fece per l’università di Oslo,per quanto concerne la raffigurazione del Sole ed i suoi colori ;ispirato ad una canzone di De Gregori”Alice”,è presente la figura di Alice che guarda davvero dei gatti che girano intorno al Sole,stagliati su un cielo azzurro,dipinti nelle loro pose più svariate e nel vero senso più fisico del termine.
Chiudiamo con gli ultimi due dipinti più rappresentativi della mostra per quanto riguarda gli altri due aspetti dell’arte della Colletti,quello appunto Spirituale con il dipinto “In cammino”copertina della locandina ,in cui è presente il lato più profondo e mistico dell’artista ed in cui forte è il suo rapporto con le stelle e l’aspetto più sacro,che si riscontra in altre sue opere non presenti qui oggi.Un “cammino” appunto in cui, una nebulosa prende una forma umana che si muove verso l’infinito guidata da una stella più luminosa sul fondo.La parte sottostante sembra quasi un grande strascico di colore rosso unito a stelle che da uno aspetto regale a tutta la composizione,un cammino verso la giusta strada probabilmente;ed un’altro dipinto che sfocia anche su altro aspetto quello più sociale in cui è forte la volontà di dare un messaggio .In “UNITI” una rosa bianca ed una nera si fondono grazie ad un petalo,”si uniscono” appunto, per dimostrare che la diversità non solo è un ulteriore forma di bellezza contro ogni razzismo, ma anche una fortuna data dalla presenza delle coccinelle ad accompagnare il tutto,bianco e nero formano un meraviglioso grigio ,in un tempo come quello che viviamo ed in cui le barriere mentali alzano muri e fili spinati,nei confronti di chi ha una storia diversa dalla nostra qui le frontiere sono state abbattute,è quasi un inno all’unione di due anime affini aldilà dei colori contrastanti ,perchè spesso le differenze fisiche le nota solo un’essere mediocre e gretto,le anime nobili no,costruiscono insieme,non distruggono,ne hanno paura del prossimo;rispettano e sono capaci d’amare per creare un mondo migliore.
Conclusioni-Maria Colletti è un artista che si mette alla prova,sperimentale,la sua ricerca va aldilà dell’hobby fine a se stesso,lei è una vera artista per tutto ciò che ho apprezzato di lei come :la creatività,gli intenti e la sua meravigliosa tecnica a tratti romantica di profonde radici culturali.La sua vocazione è comunicare attraverso i mezzi artistici a sua disposizione che utilizza con grande maestria,dedizione ,cura e riflessione,oltre ad una cosa che manca a molti,il Gusto non solo nella scelta dei soggetti ma persino nell’abbinamento dei colori,una rarità in questo campo,pur nella sua semplicità. Buona visione quindi Grazie a tutti voi per essere intervenuti.

 

Recensione di: Prof. Anna Francesca Biondolillo

Nel panorama artistico del mondo contemporaneo Maria Colletti occupa un ruolo di notevole rilievo, distinguendosi per lo spessore del suo talento e per la complessità degli interessanti argomenti trattati. La sua ricerca pittorica approda in un figurativo il più delle volte intimistico, scaturito dalla continua ricerca del suo mondo interiore e, quindi, affrontato con una sensibilità capace di tradurre in pittura la sua interiorità, attraverso immagini emblematiche. Silenziose visioni, pervase di poetica spiritualità da cui emergono i sussulti del suo animo, toccano la nostra sensibilità grazie a quel potere che ha il suo estro di renderci partecipi a ogni sua rappresentazione. “la scelta” è uno dei suoi eccellenti lavori per cui lo spettatore si sente attivamente coinvolto, come se egli stesso si trovi fermo nel bivio tra gli spazi immaginari che simbolicamente rappresentano il “bene” e il “male”. Maria colletti da abile artista riesce nel suo racconto surreale, tra luce e tenebre, a restituire in pittura il quotidiano conflitto che si presenta all’uomo nella scelta tra le tante “passioni del cuore” e la “voce della coscienza”, riempiendo così lo spazio pittorico di accattivante pathos, spesse volte nel suo scenario pittorico il connubio luce- ombra si viene a trovare in uno stato di straordinaria commozione da catturare le corde dell’animo. È il caso del dipinto “ciò che resta”, una interpretazione surreale costituente l’esortazione alla conoscenza della sofferenza. L’artista con questo lavoro non ha voluto raffigurare la crocifissione ma ciò che rimane di essa. Ovvero, il lacerante dolore di un addio, l’incolmabile vuoto che resta dopo la separazione, come pure la triste situazione dell’attuale crisi in seno alla chiesa cattolica. Quindi, un argomento mistico che nella sua pittura diviene contemporaneo, persiste in maria colletti quella particolare volontà espressiva tendente a concretizzare con abilità di estro le sue riflessioni e gli stati d’animo che conducono all’apprezzamento e alla profonda stima del fruitore.

 

Recensione di: Critico D’arte Federiciano - Professoressa Rita Nicotra

La pittura di Maria Colletti è strabiliante, gli scorci dei suoi paesaggi scaraventano lo spettatore nell’impressionismo, dove l’artista esprime le sue sensazioni di gaiezza e giovialità, nelle rappresentazioni di campi fioriti dove vi è un’esplosione di colori, nei fiori dove i colori sono caldi, pieni di luce e passionali.
In alcuni dei suoi ultimi dipinti avviene un cambiamento sostanziale di stile, come se la pittura fine a sé non bastasse all’espressione delle sue emozioni e si avvicina al simbolismo dove supera la pura visività dell’impressionismo e cerca di trovare delle corrispondenze tra mondo oggettivo e sensazioni oggettive.
L’arte, infatti, per l’artista deve essere in grado di trasfigurare la realtà, i concetti nell’esaltazione delle linee e dei colori che hanno maggiormente suscitato la sua reazione emotiva.
La pittura di Maria Colletti esprime una pulsione emotiva, capace di esprimere una forte emotività ed esaltare i messaggi trascendentali cogliendone i significati.
L’equilibrio sapiente delle sfumature cromatiche e l’uso sofisticato delle varie tinte, rende l’artista particolarmente interessante nel panorama artistico attuale, questo di denota nelle sue ultimissime deliziose opere: “ciò che resta”, “San Sebastiano”, “innocenza”, “quale Italia”, dove il simbolismo è evidente quasi lo si può toccare con mano.